mag 142012

Dopo aver letto l’articolo di Gabriele sulla GF Fizik di domenica 6 maggio, ho ripensato a quante volte mi è capitato in gara di correre in condizioni meteo avverse. Pur sopportando abbastanza bene il freddo ed essendo stato sempre molto previdente (leggesi come vestirsi, meglio un capo in più che uno in meno) le situazioni più difficili sono senza dubbio quelle dove mi sono imbattuto nella pioggia.

MARATONA DELLE DOLOMITI 1996 – Seconda partecipazione dopo l’esordio poco felice dell’anno prima, mi ricordo che nel percorso lungo (ed una volta si facevano 185 km e 4704 mt di dislivello)  piovve mentre si scendeva il Fedaia e a Malga Ciapela alla fine del rettilineo che comincia a Capanna Bill ci furono moltissime persone che finirono diritte nel bosco. Poi durante l’ascesa del Giau dal versante di Pocol ci fu una grandinata ed un repentino abbassamento delle temperature ma per fortuna tutto si sfogò in un’ora. Fu la mia prima Maratona Lunga: tempo finale 9h24 min.

Planimetria ed Altimetria Maratona dles Dolomites 1996

GRAN FONDO CAMPAGNOLO 1997 – Quella mattina da Feltre non presi il via. Il tempo era pessimo. Faceva freddo, per strada lungo la s.s. Feltrina la ns. auto, nel mezzo di un temporale, venne sfiorata da un paio di massi staccatisi dalla montagna. Il comitato organizzatore fece disputare la gara solo sul percorso corto e sul Passo del Brocon i ciclisti trovarono la neve. La maglia che faceva parte del pacco gara non l’ho mai messa…Tornati a casa nel pomeriggio il tempo migliorò radicalmente al punto che dalla rabbia io e Andrea uscimmo per una insolita sfida. Arrivati  a Ca’ Tron, e stabilito un percorso ad anello che passava per S. Cipriano, Quarto d’Altino e Bagaggiolo, uno partì in una direzione e l’altro in quella opposta. In questa sorta di cronometro ad inseguimento la spuntò Andrea di pochi secondi anche se venne riconosciuto il fatto che girando in senso antiorario ad ogni incrocio dovevo fermarmi per dare la precedenza. Finì sostanzialmente con un “pari”.

MARMOTTE 2002 – Senza dubbio l’esperienza più dura della mia vita in bici. Il giorno prima era bello (era estate, luglio) ma le previsioni volgevano al brutto e difatti la mattina seguente piove di brutto. Eravamo all’Alpe d’Huez ma si partiva dal fondovalle da Bourg d’Oisans. Silvia mi accompagna in auto fino alla partenza. Dopo 10 minuti di attesa prima dello start ed altri 10 di gara avevo già piedi e mani bagnate. La pioggia si trasforma in grandine sulla Croix de Fer e in mezzo alla nebbia cerco di ripararmi in qualche modo sullo spuntone di roccia che si trova in vetta. In discesa, mi prende un po’ il panico in quanto sento in lontananza le sirene delle ambulanze e sono solo: nessun ciclista, nessuno spettatore, nessun membro dell’organizzazione … e nessun guardrail. Io, la mia bici ed in tasca un fogliettino con segnato un numero di telefono da chiamare in caso di emergenza. Continua a piovere. Solo all’inizio del Col du Telegraphe scorgo qualche ciclista. Poi tocca al Galibier, e alla neve ben prima dei 2642 mt. della vetta. Giunto in cima non sapevo se essere contento di esser arrivato lì o scontento  per tutto il freddo e l’acqua che avrei preso in discesa. Poi dopo 8 ore di maltempo finalmente ai piedi della scalata conclusiva dell’Alpe d’Huez ecco un timido sole. Sono stremato anche perché le GF in Francia erano abbastanza spartane ed i ristori erano francamente veramente scarsi. Per fortuna che uno spettatore italiano dalla strada mi dà qualcosa da mangiare e da bere. Alla media di 8 km/h riesco ad arrivare. Considerazione finale: ce l’ho fatta, io c’ero… però se era una GF qualsiasi in Italia non sarei mai partito.  9h 20 minuti per 174 km di sofferenza alla media totale di 18,63 km/h

LA MARMOTTE 6.07.2002

MF CITTA’ DI PORDENONE mi sembra 2005 - Partenza sotto un bel temporale ma per fortuna non faceva freddo. Il ricordo di questa gara lo associo al gruppo Record-Campagnolo che avevo appena montato sulla bici e nonostante le discese di Piancavallo e Bala Barzana fossero molto bagnate i freni funzionarono alla grande. Feci una pessima prestazione in salita ma una grande prova di equilibrismo e spericolatezza in discesa.

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mag 132012

Grazie Presidente!

E’ così che voglio ringraziare Sandro F. per il giro di oggi.

La mattina comincia con un ritrovo volante a Marghera: mentre Sandro F. completa la colazione provvedo a caricare le sue cose (bici e sacca) in auto. Destinazione sarà ancora una volta Caltrano dove ci prepariamo per le due partenze (la prima sarà falsa) assieme ad altri biker.

Iniziamo a risalire la Val d’Astico: in località Arsiero prendiamo la salita che ci porterebbe a Tonezza del Cimone lasciandola poco dopo per puntare verso la Val Posina, apprezzata per la scarsa presenza di traffico.

Vista dell'abitato di Posina

Oltrepassata la località che dà il nome anche al sottostante torrente (Posina) iniziamo la scalata (fino ad ora strappi strappetti e salitelle) che ci porterà al passo Xomo.

La giornata è calda ed afosa, fortunatamente si corre sotto l’ombrello degli alberi che ogni tanto si diradano lasciandoci vedere la valle ed i monti circostanti.

Sandro lungo la strada che porta al passo Xomo

La salita invece non dà respiro: inizia subito con pendenza decisa che ci accompagnerà, assieme a fastidiosi tagli dell’asfalto, fino allo scollinamento con caratteristica fontana.

La sommità del passo tenta di ingannarci con un trivio: per fortuna troviamo chi ci aiuta nella scelta della giusta strada per la discesa.

Discesa tutta curve anch’essa sempre sottobosco al termine della quale comincia subito la salita successiva.

Sandro in posa al passo Pian delle Fugazze

Qualche chilometro ed arriviamo al passo Pian delle Fugazze dopo aver ricevuti i saluti della comunità di Valli del Pasubio.

Breve sosta per le foto di rito e si continua a salire prendendo una stradina posta alla sinistra del passo. Questa sarà la salita con il panorama migliore!

Mentre proseguiamo all’improvviso appare davanti a noi il Gruppo del Carega.

Lo scollinamento avviene nei pressi del passo Campogrosso: il panorama ci intrattiene e scambiamo

Sandro con sullo sfondo il Gruppo del Carega

qualche parola

con diversi biker che stanno intrecciando il nostro percorso.

Indossiamo l’antivento e ci buttiamo in una delle discese  nel complesso piu’ belle che ci sono in zona.

Arrivati a Recoaro Terme lasciamo la strada principale per ripercorrere il tracciato della GF Liotto: passo Xon con discesa fino a Schio (sempre controvento!).

Da qui il trasferimento per Santorso e

Primo piano di Sandro mentre scala il passo Xon

Chiuppano prima di tornare al punto di partenza (con ancora uno strappo finale).

Al ritorno si conteranno 84km e 1786mt di dislivello totale.

Ristoro con bibita fresca al vicino “Prix Caffè” e ritorno a casa tranquillo discutendo delle salite e dei panorami del bel percorso appena completato.

mag 082012

Ciao a tutti.
Questo inizio stagione, agonistico, si sta tramutando in qualcosa tra il tragico e l’epico. Dalla MTB alla strada non siamo certamente stati fortunati.
Io e Matteo C. sapevamo che ci aspettava una domenica dura, per quanto mi riguarda è stato qualcosa di più. Il giorno prima c’è stato il solito rito del ritiro pacchi gara, per fortuna siamo andati, se avessimo parcheggiato dove voleva l’organizzazione, ci saremo “impantanati” per bene. Il centro di Marostica è proprio bello, partire dalla piazza del Castello (purtroppo sotto cantiere) è stato anche emozionante, ma la location non era proprio organizzata bene. Al ritorno Matteo ha provato a convincermi ad andare su insieme il giorno dopo, ma la mia poca intenzione di partire con la pioggia ha prevalso, così ci diamo appuntamento alle 6:50 al distributore Esso prima dell’entrata autostradale di Mirano.
Arriviamo a Marostica alle 7:45, decidiamo di lasciare le macchine nel parcheggio di un supermercato a 1 km dalla partenza, tranquillo e sicuro. Prepariamo noi stessi e i nostri mezzi, con i soliti dubbi su come vestirsi, abbiamo optato per manicotti e gilet ma su ad Asiago la mantellina avrebbe fatto comodo, ma tra il cibo, le borracce, il kit per le forature, la pompa non c’era più posto, cos’è devo andare via con lo zaino, attenti come siamo al minor peso della bici.

Ore 9:00 partenza, teoricamente, visto che prima di passare sotto la partenza vera passeranno ca. 5/6 minuti, comunque subito a tutta, anche se contrariamente a quanto successo lo scorso anno, decido di partire più tranquillo, un susseguirsi di saliscendi ci portano alla prima salita di Salcedo, la strada a tratti è umida e sporca non m’ispira fiducia, cerco di non forzare e già Matteo si allontana come da copione.
Finita la salita, mi butto giù in discesa cercando di recuperare il più possibile, però poco dopo Calvene comincia a piovere e capisco che oggi non sarà la giornata di ricerca della prestazione. Cerco di alimentarmi, ma la situazione e la mia mole non rendono la cosa facile, sono sotto il diluvio e cerco di regolare l’andatura al torrente d’acqua sulla strada ai ciclisti vicini e ai nuovi spazi di frenata, si ma quale frenata. Comincia il tratto che da Cogollo ci porterà a Pedescala dove poi comincerà la salita di Rotzo, stare in scia diventa un calvario per l’acqua alzata da quello davanti, nel gruppetto in cui sono non vanno molto forte (e li capisco) decido di mettermi davanti a tirare (si fa per dire) almeno riduco i rischi caduta. Arriviamo a Pedescala, continua a piovere, poco male siamo in salita, mi apro il gilet, mi abbasso i manicotti e abbasso la zip della maglia (poco, non credo di sudare molto oggi). La salita fatta già due volte la conosco quindi nessun problema, anzi noto con piacere che sto superando molte persone, anche la velocità è più alta rispetto le volte scorse, dopo 1 km e mezzo mi accorgo che sto pedalando con il 50 / 24, ovviamente scalo e riprendo la giusta andatura, che comunque mi permette di guadagnare posizioni (pazzesco), alla fine la salita di Rotzo sarà fatta con un tempo minore rispetto alle altre volte. Sembra esserci una tregua non piove, addirittura escono spiragli di sole, però siamo in alto e la temperatura è bassa, i continui saliscendi che troviamo sull’altopiano di Asiago non aiutano (me) a trovare facilmente un buon ritmo. Poco dopo l’ospedale di Asiago, riprende a piovere con intensità maggiore e comincia la discesa, anche se non sembra vista la velocità, a questo punto si tratta solo di cercare di non cadere. Molti si fermano per ripararsi o riscaldarsi, ormai mancano 20 km se mi fermo non riparto più, sto tremando dal freddo e dalla tensione e ai meno 10 km ci si mette anche la grandine. Recupero qualche posizione per quello che mi è possibile, ma è sempre peggio e i miei battiti si stanno abbassando molto, sintomo che il freddo mi sta condizionando. A un certo punto comincio a urlare, avranno pensato che sono matto, ma le urla probabilmente hanno contribuito a darmi quella scarica di adrenalina tale da svegliarmi e riattivare la circolazione, nel frattempo passa anche l’auto medica, speriamo bene. Fine discesa e anche di piovere, gli ultimi 4 km li ho fatti a 40 km/h tale era la voglia di arrivare il prima possibile in una Marostica completamente asciutta, 5 minuti per ripigliarmi e imprecare, via subito alla macchina, dove trovo Matteo. Non perdo un minuto, mi cambio carico la bici e me ne torno velocemente a casa (40 minuti Marostica / Spinea). Mi spiace aver lasciato lì Matteo, non avevo capito che aveva deciso di fare comunque la doccia, ma voleva dire spostare la macchina andare verso la zona docce, fare sicuramente la coda, non avevo più intenzione di stare in quel contesto visto l’umore particolarmente nero che avevo.
Totale 102 km e 1740 m di dislivello
Considerazioni
Gabriele:
Ovviamente la prestazione non può essere valutata, anche se in salita (per i miei standard) non sono andato male, per il resto del percorso ho solo cercato di non cadere. Secondo me correre con la pioggia è da “fanatici”, avevo qualche rimorso sulla Liotto non tanto per aver deciso di non partire, quanto per non averci provato, è stata sicuramente la decisione giusta. Che senso ha, correre con queste condizioni, dove certamente non puoi fare del tuo meglio, dove rischi di cadere, farti male, rompere la bici (la cosa peggiore ahaahahahha) e magari ammalarti, solo perché ho speso dei soldi per l’iscrizione? C’è di peggio. Capisco quelli forti che hanno degli impegni con la squadra, ma mi fanno pena quelli che magari approfittano delle defezioni o delle cadute per fare il risultato.
Altra cosa: l’organizzazione al mio passaggio con la deviazione tra il lungo e il corto, faceva deviare tutti sul corto, che senso ha aver fatto fare il lungo solo a 177 maschi e 8 femmine (da classifiche), con quelle condizioni non era meglio deviare tutti sul corto subito come alla Liotto, magari si sperava nell’aiuto divino per un miglioramento meteo. Ho capito che la tendenza è fare a tutti i costi la manifestazione, perché non ci potranno essere date per recupere l’evento (anche per i soldi), ma cosi facendo obblighi le persone a rischiare, perché il fanatismo dei ciclisti è qualcosa di incredibile e ovviamente adesso io sono uno di loro, con il dovuto rispetto.
Matteo:
Dopo un mese di inattività per allergie e noie varie (il calcetto nuoce gravemente alla salute) sono poco (pochissimo) contento. Più che altro sono dispiaciuto perché non ho potuto vedere i frutti del lavoro invernale svolto: ho dovuto pensare solo a fare girare le gambe senza spingere (dopo tutto quello che ho sofferto in questi giorni!!) rallentando sempre al minimo sentore di malessere, ho anche avuto piccoli problemi al cambio con tentativo di farmi aiutare dall’assistenza, abortito per non perdere tempo. Per quanto riguarda la discesa fortuna che avevo montato i pattini nuovi e gomme migliori sul bagnato. All’arrivo non ero stanco tranne mani e braccia: non riuscivo nemmeno a fare presa sulla cerniera per cambiarmi tanto erano ghiacciate…

mag 042012

Planimetria 01.05.2012

La sera prima del primo Maggio io e Matteo G. ci mettiamo d’accordo per un’uscita in MTB che prevedeva l’ascesa ai 1764 mt. di Col Visentin e poi a seconda delle forze e di come eravamo messi coi tempi avremmo deciso se scendere sul versante del Lago di Santa Croce o di ritornare a Vittorio Veneto da Longhere. Già il Col Visentin, questa montagna che si staglia alla sinistra dell’Autostrada quando si passa da Vittorio Veneto da cui nelle giornate limpide è facile scorgere l’ultima parte dell’ascesa in strada bianca, riconoscibile anche perchè al suo culmine sono poste alcune antenne. Questa salita mi ha sempre incuriosito, ma per vari motivi non c’e’ mai stata l’occasione di percorrerla fino alla fine. Si parte alle 8.05. Prime pedalate e purtroppo mi accorgo che la tela del copertone anteriore ha ceduto e in un punto c’e’ una discreta bolla. Che fare? Mi sarebbe dispiaciuto ritornare subito a casa ed allora decidiamo (più io che il mio compagno) di continuare lo stesso sgonfiando un pò la ruota e stando molto attento nelle discese. Subito dopo ecco che manca la borsettina porta attrezzi e camera d’aria di riserva così si ritorna indietro alla macchina. Segni premonitori? Finalmente si riparte alla volta di Revine facendo la provinciale asfaltata. Il meteo è incerto e da ovest (Combai) si sta avvicinando un bel nero. Svolta a destra e per un bel tratto ripercorriamo la prima salita dell’uscita dello scorso 31.03.2012 dopodichè ad un bivio giriamo a destra verso località La Posa dove in una rampa cementata prima del primo breve scollinamento scattiamo le prime foto di giornata.

Altimetria 01.05.2012

Nel frattempo cadono le prime gocce di pioggia e dopo qualche altro km di ascesa sia in cemento che in sterrato arriviamo ai 1.126 di Pian de le Femene dove riparati sotto una tettoia mangiamo qualcosa mentre si discute sulle caratteristiche tecniche della biammortizzata che Matteo ha a disposizione per l’ultimo giorno di prova. La pioggia aumenta e la temperatura diminuisce. Siamo a 13 gradi: che temperatura troveremo 600 mt. di altitudine più sopra? Si riparte e dopo lo spettacolare single-track in costa con la vista pianura alla ns. destra (documentato dal breve filmato presente nella Galleria vedi link a fine articolo) si entra nel bosco dove Matteo fa appena in tempo a scorgere una famigliola di cervi. Peccato non averli visti ma io in discesa devo procedere lentamente. Dopo un tratto misto noto sulla ruota anteriore una bella chiazza verde: è il segnale che ho forato proprio accanto alla bolla. Ricapitolando: pioggia, freddo, foratura e bolla. Meglio desistere e non azzardare l’ascesa al Col Visentin percui al bivio dopo un paio di foto giriamo a destra. Nei 10 km di discesa asfaltata fatta coi freni tirati mi imbratto ben bene col liquido antiforo. Arrivati a Longhere il tempo è decisamente in miglioramento: non piove ed un timido sole fa alzare la colonnina di mercurio e poi la foratura si è sistemata. Allora per non finire qui la ns. avventura di comune accordo si “ripiega” andando a percorrere l’anello attorno al Lago Morto passando dai saliscendi che portano a Nove ed al Lago del Restello. Ed è proprio in questa ultima parte di uscita che ci divertiamo di più con allunghi, scatti e controscatti favoriti dal terreno ed anche dal fatto che vedo il mio compagno non proprio “reattivo” (colpa della bici o forse è stanco perchè negli ultimi 7 giorni è sempre uscito in Mtb?). Nonostante tutto anche questa volta, qualcosa abbian fatto: 57 km in 3h47 min (4.31 con le tante soste) ed un dislivello di 1675 mt. – Media 15.1 km/h – Temp min 13 max 22.

Alla prossima!!!

sf

link alla galleria immagini del 1° maggio 2012

mag 012012

Sabato 28 Aprile è stato il giorno della ricognizione sulle strade che faranno da teatro alla GF Fizik che si svolgerà domenica 6 Maggio con partenza ed arrivo a Marostica.

Ci si dà appuntamento in tre: Gabriele e Matteo C. (gli iscritti al Challenge Giordana) ai quali si aggiunge Sandro desideroso di macinare un po’ di km su strada dopo l’abbandono alla Prosecchissima per noie meccaniche alla propria Mtb.

Il percorso proposto dal Segretario del Tom prevede di affrontare le due salite principali della GF vale a dire Rotzo da Pedescala e il Monte Corno da Calvene. Il tutto dovrebbe scaturire circa 100km e 2000 mt di dislivello. Un allenamento tosto ma non proibitivo.

Start alle 9.00 da Caltrano; primi km sui saliscendi della Valdastico passando per Cogollo, Arsiero e Barcarola caratterizzati da un forte vento contrario. Dopo la mezzoretta di riscaldamento si gira a destra e passando il ponte sul torrente Astico si arriva a Pedescala dove si inizia a salire in direzione di Rotzo. L’ascesa dell’Altopiano dei Sette Comuni da questo versante è regolare con pendenze intorno al 5/6 %, con asfalto scorrevole , con diversi tornanti dove si può respirare , con scarsissimo traffico auto: insomma è la salita ideale-Zago! E poi è la prima di giornata e le energie sono ancora intatte. Questi i passaggi ai 943 metri del Gpm di 1 Cat: 1° Matteo, 2° Sandro, 3° Gabry. Ritmo di scalata sostenuto ma distacchi contenuti. Finalmente fa caldo e pedalare con gambe e braccia libere è una bella sensazione.

Dopo una breve discesa verso Roana si affrontano alcuni saliscendi fino a giungere a Canove da dove passato un ponticello sul torrente si ricomincia a salire sino ad arrivare a Treschè Conca. Da qui inizia la bella e lunga discesa del Costo che ci riporta a Caltrano. Posizioni al Traguardo Volante con abbuoni: 1° Gabry, 2° Sandro 3° Matteo. Distacchi: minimi. Matteo approfittando del fatto che si ripassa davanti all’auto ammiraglia si libera degli indumenti che sono diventati superflui visto il continuo innalzarsi della temperatura. Qualche km di saliscendi ed ecco arrivare il gruppetto a Calvene: siamo un po’ alla resa dei conti della giornata visto che la salita è impegnativa (quasi 1100 mt. di dislivello e lunga 17 km.). Gabry mette già le mani avanti e memore dell’esperienza di una settimana fa non è sicuro di voler arrivare sino in cima, vedrà strada facendo. Matteo invece parte bene e segue a ruota Sandro che sembra il più in palla dei tre.

Matteo però poco più avanti si stacca. Gabriele aveva già rallentato dai primi metri dell’ascesa. Sandro come suo solito, ogni 3/4 km se in testa alla fila, torna indietro a controllare le posizioni dei compagni per poi riprendere a salire. In località Monte Matteo alza bandiera bianca e si ferma dapprima su di una panchina lungo la strada e poi in un baretto attirato dalle buone maniere della proprietaria. Gabriele prosegue per poi decidere che non era il caso di soffrire ulteriormente attorno al km 8. A nulla sono valse le insistenze del Presidente di proseguire anche perché il tratto più impegnativo era stato messo alle spalle. Peccato, finirà per far compagnia a Matteo e alla barista bionda. E poi c’è una cosa da dire: il Monte Corno da questo versante è una signora salita, non con pendenze micidiali, per uno sforzo che dura – alle nostre velocità – un’ora e mezza/un’ora e tre quarti. Ma parliamo anche del paesaggio che, passata la metà dell’ascesa è proprio bello e ricorda un po’ il Grappa in quanto ti sembra  in due/tre punti di essere arrivato, ma sono solo alpeggi intermedi; ed infine in cima hai lo spettacolo di quel tratto in costa con vista sulla pianura sottostante.

Il presidente del Tom, molto sensibile a questi aspetti ha voluto proseguire l’ascesa in solitaria e tutto sommato a parte un rallentamento dai -4 ai -3 è arrivato in vetta in buone condizioni. Posizioni al Gpm Monte Corno H.C. 1° Sandro, Matteo e Gabriele n.c.; In cima, foto, coca cola, fetta di torta appena sfornata all’omonimo Rifugio e poi 23 minuti di goduria in discesa senza mantellina perché faceva davvero caldo. Rientro poi al parcheggio (anche qui come a S.Vendemiano vicino al cimitero) di Calvene dove avveniva il ritrovo con gli altri due compagni.

Pubblichiamo un estratto dalla Gazzetta di Cogollo del 29.04.2012: intervista al Presidente del Team Oversize Marghera

Presidente, come ha visto i suoi due portacolori in vista della GF Fizik di domenica prossima?

Da Gabriele mi aspettavo un po’ più di tenacia, ma quest’anno – per sua stessa ammissione – non ha la stessa abnegazione della scorsa stagione dove aveva fatto notevoli miglioramenti soprattutto in salita. Bici e fatica sono un binomio quasi inscindibile e per noi granfondisti non della prima griglia è importante sapere che la nostra mente deve reagire quando la stanchezza ha il sopravvento. Insomma bisogna essere in grado di saper soffrire.

Per Matteo invece il discorso è diverso. Nell’ultimo mese si è allenato pochissimo sia per le note allergie primaverili sia per sopraggiunti problemi respiratori.  E per concludere da qualche giorno lamenta un fastidio ad un polpaccio. E dire che l’inizio stagione l’aveva visto in palla: dimagrito di una decina di kg per l’intensa attività in palestra e  buone prestazioni (basti vedere le scalate a Praderadego e Pianezze tra fine febbraio e inizio di marzo).

E’ vero che sta facendo un pensierino per iscriversi all’ultimo minuto alla GF Fizik?

Sì, mi piacerebbe esserci visto anche come sono andato sul Corno. Vedremo anche considerando le previsioni del tempo che sembra non siano favorevoli. Comunque ci si può iscrivere anche la mattina stessa della gara e penso che sarò indeciso fino all’ultimo. Mi piacerebbe dare una mano ai miei compagni di squadra anche se non sono sicuro che si cimenteranno sul percorso lungo. E si sa, io questi percorsi brevi  non li ho mai “frequentati”.

Clicca qui per vedere tutte le foto dell’uscita del 28.04.2012

Altimetria salita di Monte Corno da Calvene

Altimetria salita di Rotzo da Pedescala

apr 222012

Si è svolta domenica 22 aprile a Miane (Tv) la Prosecchissima, prestigioso appuntamento del calendario della Mtb dove il Tom era rappresentato da Sandro e Giacomo.

A farla da padrone (oltre al vincitore il prof-russo Medvedev) è stato il fango, e non poteva essere altrimenti visto che nelle due settimane precedenti la pioggia era caduta quasi ininterrottamente. Basta esaminare questi pochi numeri per capire com’ è andata: gli iscritti alla gara erano 1600 e di questi ne sono partiti 1139. All’arrivo poi ne sono stati classificati solamente 484. A tal proposito non era forse il caso di prevedere un percorso alternativo (anche eventualmente in circuito) tale da risultare meno proibitivo ai più? Mi viene in mente che per ragioni di sicurezza causate dal meteo all’ultimo momento si cambiano i percorsi di tappe del Giro o del Tour. Al limite per non “svilire” dal punto di vista tecnico la gara, avrei fatto correre solo il solito centinaio di Open sul percorso originario visto che questi corridori oltre ad essere più preparati a superare queste difficoltà aggiuntive sono pure dotati di mezzi ed accorgimenti tecnici superiori agli amatori.

Il Pre-Gara

La giornata comincia con la sveglia alle 6.30. Ritrovo alle 7. Alle 8.20 siamo a Miane. Facciamo un giretto per dare un’occhiata alle zone di partenza e dell’accoglienza dopo-gara (lavaggio bici, pasta-party, ritiro pacco gara, premiazioni). Si notano parecchi camper e c’e’ tanta confusione al ritiro dei numeri di gara dovuta ai problemi legati all’affaire Udace/Consulta Nazionale. Meno male che noi siamo a posto visto che Giacomo era provvidenzialmente passato il giorno prima.

Ore 9.50 Giacomo e Sandro alla partenza gioiosi e lindi

Con calma ritorniamo alle auto e nel frattempo ricomincia a piovere alimentando i dubbi sulla scelta su come vestirsi. Io opto per l’estivo+manicotti e mantellina. Giacomo preferisce coprirsi di più mettendosi i gambali. C’è un po’ di tensione: per la gara? Si; per il fango? NO, PER IL FANGO NO, SIAMO TRANQUILLISSIMI visto che seguendo le indicazioni di un noto meccanico di Marghera (per rispetto della sua privacy possiamo solo pubblicarne le iniziali Z.L.) abbiamo ricoperto le nostre bici di quei 7/8 strati di spray per lucidare i cruscotti delle auto. Così facendo il fango non si appiccicherà ai nostri mezzi preservando la scorrevolezza delle ruote ed il funzionamento del cambio. Ed essendo questo un rimedio ancora sconosciuto alle grandi masse dei biker, compiamo questa operazione in gran velocità ed al riparo da occhi indiscreti. Che sia mai che con questo trucchetto facciamo il botto ed arriviamo a ridosso dei professionisti? Sono le 9.40 è ora di andare alla partenza. La pioggia aumenta e la temperatura si è abbassata. Dopo qualche centinaio di metri ci accorgiamo che è meglio ritornare alle auto per prendere i guanti invernali.

La Gara

Ore 10.20 ancora non siamo partiti (start-time era alle 10.00)ed il cielo è sempre più nero

Alle 9.50 siamo in griglia e la pioggia non smette. Ci ripariamo sul davanzale della camera da letto di una arzilla novantenne che sa tutto di questa gara e che ci intrattiene nell’attesa. Finalmente alle 10.28 ci  danno il  via   dopo che i tesserati Udace sono stati fatti partire come non agonisti ed in ultima griglia (la nostra). Dopo qualche centinaio di metri si svolta a destra per affrontare la salita “delle Prade” che è anche la più lunga e quella con le pendenze più elevate sempre che l’altimetria fornitaci non sia sbagliata. Ai primi tornanti cementati ci sono già dei concorrenti che tornano indietro … noie meccaniche? Uno di questi mi risponde “ te ne accorgerai più avanti …”. Durante l’ascesa supero un po’ di concorrenti e al Gpm mi fermo ad attendere Giacomo per qualche minuto. Appena arriva non si ferma nemmeno e ci tuffiamo in discesa dove il terreno cambia e diventa più insidioso e scivoloso. Ma noi protetti dallo SPRAY siamo fiduciosi che tutto vada per il meglio. Finita la ripida discesa inizia un tratto di saliscendi brevi poi un pezzo della salita del Madean dove il mio compagno mi dà il via libera, e poi si cambia versante e dal bosco si passa alle vigne. Purtroppo il terreno peggiora radicalmente e nel giro di pochi metri il fango fa affondare le nostre ruote anche di 10 cm tant’e’ che in pochi istanti ruzzolo a terra due volte. Per fortuna niente di serio ma da questo momento in avanti la gara cambia completamente: la bici si riempie velocemente di fango e quando si impacca sui freni e nella zona cambio son dolori. LA TEORIA DELLO SPRAY MIRACOLOSO VACILLA. Poi altra scivolata questa volta in salita per mancanza di aderenza e velocità. Riparto ma nonostante 2 lavaggi occasionali durante il percorso il fango è penetrato nei comandi del grip-shift, e la terra che man mano si deposita sulle manopole e sui guanti fa si che cambiare rapporto diventi un’impresa. Se la cava meglio Giacomo dotato di un mezzo più moderno ed infatti mi riprende. Risorpasso il mio compagno, arrivo al ristoro di Combai; ho la sensazione di essere abbastanza indietro anche perché da mangiare è rimasto ben poco, rilavo la bicicletta e riparto. Purtroppo dopo un km di salita il cambio si blocca definitivamente e a malincuore sono costretto ad abbandonare. Di gare in mtb e soprattutto su strada ne ho fatte tante ma solo una volta mi era capitato di ritirarmi e guarda caso in condizioni simili ad una GF del Montello in MTB. Peccato perché nonostante tutto mi stavo divertendo, ero tra gli ultimi ma contavo di rimontare posizioni sfruttando le mie caratteristiche di fondista e poi di gamba stavo veramente bene. Torno indietro e prima del ristoro incrocio Giacomo; gli spiego perchè rinuncio mentre lui nonostante il fango prosegue.

Ore 14.30 - il lavaggio delle bici e dei concorrenti

Ritorno a Miane, lavo la bici, telefono a casa, mi faccio la doccia e poi con calma vado a mangiare e a ritirare il pacco gara. Poi mi avvio verso la zona arrivo per attendere la conclusione della prova di Giacomo. Chiedo ai ragazzi del servizio cronometraggio della Sdam di controllare se è transitato ma al momento mi possono confermare che non ha ancora finito la prova. Nel frattempo si scatena un discreto acquazzone e si alza un vento che fa cadere alcune transenne e qualche cartello pubblicitario. Più passa il tempo e più i passaggi al traguardo si diradano. Nel frattempo faccio conoscenza con Laura la moglie di Giacomo arrivata sul posto verso l’una. Vado a richiedere notizie su Giacomo ai cronometristi che mi confermano il passaggio all’ultimo intermedio. Sono ormai le 16 ed arriva un gruppetto di 4 concorrenti seguiti da altri 2 e poi da una moto da cross. A questo punto chiediamo lumi al responsabile della zona arrivo del comitato organizzatore che ci conferma che sul percorso non ci sono più concorrenti in gara. Cosa facciamo? Pensando ad un possibile ritiro per guaio meccanico proviamo ad andare alla zona pasta-party io da una direzione e Laura da un’altra. Dopo un paio di giri a vuoto scorgo sotto una sagoma infangatissima il bianco e l’azzurro della nostra divisa. E’ lui! Non si è ritirato e la gara l’ha fatta tutta. Purtroppo è arrivato 10 minuti dopo e soccorrendo un concorrente appiedato da una foratura probabilmente non si è accorto di esser stato superato da quella moto che indicava il fine corsa.

Ore 13.00 L'infangata del Presidente

Inutile il tentativo di farsi classificare con un inserimento manuale all’ultimo momento. Che disdetta! Ormai le classifiche sono state chiuse e già pubblicate in internet. Rimane la soddisfazione per aver comunque completato il percorso ma anche  una grande amarezza accompagnata da una evidente stanchezza. Ed in effetti a distanza di un’ora, dopo una doccia non propria calda ed un pranzo abbastanza frugale Giacomo è ancora lì che trema dal freddo.

Ma nonostante tutto, è lì che pensa alla prossima gara… tanto normale non è …

Un pò di numeri … per ridere

1 Bicicletta dotata dei cantilever

2 Biciclette dotate dei V-Brake (una era la mia)

Biciclette dotate dei Freni a disco – tutte le altre

5 bombolette gonfia e ripara perse nella prima discesa

19 borraccie perse nella prima discesa

forature ed imprecazioni agli organizzatori: dato non disponibile

Sandro 15,5 km percorsi in gara alla media di poco più di 10 km/h (senza soste però)

Giacomo percorso effettuato in 4 h 40 minuti + circa 1 h di soste

Link al sito ufficiale della Prosecchissima

Link all’articolo di cronaca di stampa.it

link alle classifiche ufficiale SDAM

apr 202012

Volevo segnalare a tutti i visitatori del ns. sito internet che la sezione “CHI SIAMO”  è stata aggiornata con  la pagina “CHI SIAMO UNO PER UNO”  che ha sostituito la pagina  ” I VOLTI DEL TOM”.

Sandro.

apr 112012

Si è svolta lunedì 9 aprile – giorno di Pasquetta – la prima Uscita di Gruppo Tom riservata agli stradisti. Con una buona e sincera partecipazione, i Tom si sono avviati da Marghera alle 8 in una giornata dal meteo non proprio favorevole: rispetto alla scorsa settimana si è registrata una picchiata di 10 gradi della temperatura con la presenza di un’arietta particolarmente pungente.

planimetria 09.04.2012

Dopo aver recuperato a Spinea e Scorzé altri due compagni come da accordi, il gruppetto si avvia in direzione di Montebelluna. I primi km verso Istrana sono stati corsi un po’ a strappi forse per la presenza di alcune “maglie nere” nel nostro gruppetto che ha fatto venire la voglia di accelerare. Meno male che dopo Istrana il nostro Vice-Presidente Claudio, finalmente dotato di caschetto, si è messo in testa e per un bel tratto ci ha condotto ad un’andatura da crociera, vale a dire ideale e sostenibile per tutti (attorno ai 32 km/h). A Montebelluna si svoltava a sinistra per affrontare Mercato Vecchio dove ognuno ha fatto la propria andatura per poi ricompattarsi in cima anche per metter sotto i denti qualcosa.

Tony al gpm di Mercato Vecchio

Claudio, con il casco allacciato!!!! al gpm di Mercato Vecchio

Poi il giro prevedeva l’ascesa ad Asolo dove in una piazza piena di gente si è avuto il tempo per salutare Antonio che ritornava verso casa. Dopodiché il menù ciclistico prevedeva l’ascesa ai Castelli e il primo passaggio a Cornuda. A questo punto il gruppo A (i meno stanchi) procedeva in direzione Montello mentre il gruppo B (i meno freschi) si dirigeva nuovamente verso Maser.

daniele e aba (quello con le braccia alzate) ad Asolo

Claudio in compagnia di Sandro una volta giunti a Crocetta ed aver fatto un pezzetto della Panoramica, giravano a destra per affrontare l’attacco al Montello dalle “Medaglie d’Oro” ed una volta giunti sulla Dorsale svolta a sinistra per l’ultimo km fino al gpm di Santa Maria delle Vittorie. Poi ritorno per la stessa strada e fine delle ostilità al parcheggio della Trattoria “La Beccaccia” di Cornuda. Aba, dopo essersi sincerato della residua autonomia fisica di Daniele, optava per il secondo passaggio ad Asolo con ritorno a Cornuda/La Beccaccia saltando l’ascesa dei Castelli.

Totale km percorsi da Marghera 103, dislivello mt. 830 in 3 ore 53 minuti alla media di 26,2 km/h

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Dopocorsa (Passiamo alle cose serie)

Una tavolata per 15 aspettava i ciclisti e le loro famiglie arrivate sul posto in auto in perfetto orario (12.30)

Il pranzo prevedeva,3 primi, 3 secondi, contorni vari, dolce e caffè. Grande apprezzamento e grande prova di pazienza e concentrazione del Vice-Presidente che è riuscito a stare seduto quelle 2 ore e mezzo necessarie alla consumazione pressoché totale del rancio.

Segue menù Beccaccia rigorosamente studiato per il reintegro alimentare dei Ciclisti Tom

  • Risotto di funghi, tagliatelle al ragù d’oca, crespelle agli asparagi.
  • Fesa di maiale in salsa (non si sa di cosa ma buona), straccetti di pollo ai peperoni rossi, tagliata di manzo con la rucola (chiedete a Claudio quanti bis ha fatto…)
  • Insalata di misticanza, patate fritte (non solo per i più piccoli)
  • Dolce (mi sembra di ricordare fosse una millefoglie alla crema e cioccolato)
  • Vini: Cabernet, Prosecco, Spumante.
  • Caffè &  conto (per una volta tanto equo)

p.s.

  • il più bravo a tavola? Senza dubbio Ettore! Non si è mai lamentato, ha mangiato la sua pappetta pre-preparata dalla sua mamma e poi ha giocato con i suoi balocchi assistito di tanto in tanto dalle bimbe

  • incredibile ma a tavola si è parlato anche di argomenti non ciclistici: corsi di salsa e merengue, compleanni in vista, vacanze esotiche, scuola, salute? Bene grazie.
  • Ci sono state parecchie assenze tutte più o meno giustificate e messe al concorrente del Presidente.
  • comunque anche i ciclisti del Tom giocano a “nascondersi”: tutti dicono che si allenano poco, che le salite non ne han fatte e poi  son belli che arzilli nonostante 100 km
  • aba per l’occasione di gala aveva pure pulito la sua specialissima

altimetria 04092012

aba a mercato vecchio

Il Presidente ed il Vice ad Asolo, una prima volta in assoluto

apr 012012

Planimetria 31.03.2012

L’altra “versione” di Matteo G.

Dati tecnici dell’uscita

Km percorsi: 60

Tempo di percorrenza: 5h 10 min

Tempo totale con soste: 5h 58 min

Media  11.6 km/h

Dislivello totale 1883 mt

Temperature: min 10° max 24°

Difficoltà dell’uscita: **** (impegnativa)

Volete sapere come tenere a bada Matteo G.? Portatelo a fare un bel giro in  Mtb magari fra boschi e montagne e il risultato sarà stupefacente: niente medie record, niente “limature”  e soprattutto gran chiacchierate, scherzi e contemplazione dei paesaggi. D’altra parte – come peraltro lui ha sempre sostenuto – la bdc è fatta per correre  – mentre la Mtb è tutt’altra cosa! E io aggiungo e meno male!!!

Altimetria 31.03.2012

Si parte da Vittorio Veneto Loc. Savassa e dopo gli attraversamenti di Longhere, Revine e Colmaggiore di Tarzo fra zigzagare di campi, viottoli e sterrati si arriva dopo una decina di km ai piedi della prima lunga ascesa di giornata. La giornata va migliorando ora dopo ora dopo che in parcheggio tirava un bel vento freddo e il cielo era abbastanza coperto. La salita alterna pezzi in cementato (quelli notoriamente con pendenze oltre il 20%) allo sterrato anche se il fondo cambia in continuazione e di conseguenza anche l’aderenza e la difficoltà. Dopo un paio di bivi dove ci viene in soccorso la traccia Gps del Garmin “navigatore” di Matteo si passa Casere Jal, dopodichè alla nostra sinistra si scorgono in basso gli ultimi tornanti in scalinata della statale del Passo S. Boldo. Siamo a 900 mt di quota non manca poi molto al primo scollinamento anche se per alcuni tratti si susseguono brevi discese a rampe mozzafiato. E poi eccoci finalmente a Casera Checconi luogo ideale (splendida vista sulla ValBelluna) per fermarsi per il primo rifornimento e le prime foto.

Casera Checconi 1087 mt. slm

Dopo la sosta ci aspetta una discesa dove a sinistra ad un primo passaggio non scorgiamo il bivio per il single track in mezzo al bosco. Poi la discesa si fa meno impegnativa e dopo una rampa cementata una curva secca a sinistra ci si immette in una belle stradina bianca in falsopiano. Il gps ci segnala di lì a poco una fontana dove fare il pieno di acqua ed infatti giunti alla fine di una bella vallata, posto ideale per pic-nic di famiglia tra pratoni e aree attrezzate con l’aiuto di un passante troviamo la tanto sospirata acqua. Dopo aver messo ancora qualcosa sotto i denti  comincia la seconda parte della salita che ci porterà alla cima Coppi di giornata – Pian de le Femene a quota 1172 -. La sensazione mia ma anche di Matteo è che questo seconda ascesa è decisamente più impegnativa. A un paio di km dal gpm siamo praticamente sulla cresta delle Prealpi ed il Panorama sulla pianura alla nostra destra è veramente magnifico. Un ultimo sforzo e siamo al piazzale di Pian de le Femene dove più volte sono salito ma dalla parte opposta e dalla strada asfaltata. Breve spuntino e dopo un breve tratto di ascesa, ci si

collage di immagini 31.03.2012

immette in un viottolo (camminamento) proprio sul culmine della montagna dove ci fanno compagnia una decina di parapendii. Questo senza dubbio è stato il tratto più affascinante dell’uscita dopo il quale comincia la discesa prima fra i campi e poi in sterrato che ci porta al bivio Col Visentin. Con ns. sorpresa ci aspetta una discesa per 8 km già da qui asfaltata. Non si arriva però sulla statale ma un pò prima si svolta  a sinistra e dopo altri 2 bivi (uno da me clamorosamente sbagliato) arriviamo al tratto più rognoso vale a dire un sigle track in contropendenza, lievemente in discesa ma con qualche rampetta traditrice, che impegna i ns. mezzi e la ns. pazienza per non poco. Dopo 4 km e 4 braccia viola (le nostre) si giunge al Lago Morto dove, dopo tanto tribolare, il percorso che fa il giro completo lo facciamo a buoni ritmi segno che di energie ce ne sono ancora. Manca solo l’ultimo pezzo e contravvenendo alla traccia Gps si decide di ritornare dalla statale “accorciando” il giro di qualche centinaio di metri e dell’ultimo tratto di sterrato. Sono le 14. Siamo partiti alle 8. Son passate 6 ore. Giro impegnativo ma non estremo, come i ritmi tenuti, ciò che consente di ritornare sulla via di casa in condizioni fisiche accettabili.

Grazie Matteo per il giro, mi sa che ne faremo degli altri su Mtb.

Alla Prossima! (appuntamento a Pasquetta per l’uscita di gruppo su strada)

p.s. frasi più utilizzate da Matteo

“questa è fetente” 13 volte (con riferimento alle salite)

“questa non me la ricordavo così” 11 volte

“vediamo se il Garmin si incaz..” (vediamo se il bivio preso è quello giusto) 10 volte

“questo giro l’ho fatto con quelli di Ruota Alpina ma quel giorno era nuvoloso e molti bivi non li ho visti” 8 volte

“devo portare la bici da Leo” 5 volte (il cambio a un certo punto ha cominciato a grattare ed i rapporti saltavano)

“mangiamo qualcosa?” 3 volte

“vuoi una foto? 2 volte

“come stai, stanco?” alcuna volta

sf

mar 292012

Questo week end il TOM si divide per l’ennesima volta. Matteo C. decide di uscire sabato con un suo amico, anche per cambiare zona, effettivamente ormai abbiamo calcato tutte le zone possibili. Il presidente decide di uscire la domenica per esigenze familiari, io (Gabry)idem, a noi si aggiunge Matteo G. detto la “Locomotiva”.

Prestate le dovute attenzioni al cambio di ora, l’appuntamento è alle 7:50 sotto casa mia, non vi nascondo che speravo nella pioggia, invece giornata fantastica. Mi aspetta un duro percorso e sicuramente un impegno maggiore, poiché la presenza della “Locomotiva” mi costringerà a faticare di più.

Planimetria 25.03.12

Partiamo da S. Vendemiano alle 9:00 ca. in direzione Tarzo, le sensazioni sono pessime, già a Corbanese mi stacco (complice l’andatura della locomotiva) arrivati a Tarzo mi viene voglia di staccarmi dal forte duo per eventualmente riprenderli a Valdobbiadene, la giornata prevede la salita del Madean che porta a Pianezze, sinceramente in queste condizioni (già vado piano normalmente) non è simpatico pedalare. Sandro mi convince a restare, cerco di scuotermi facendo due o tre tirate, le gambe sembrano risvegliarsi e arriviamo a Combai dopo ca. 1 ora 15 minuti, vado avanti intanto il Presidente e Matteo si fermano chi per bere chi per spogliarsi prima della salita.

Era molto tempo che non facevo il Madean, per fortuna è stato asfaltato da poco, quindi troviamo un buon fondo, i primi 3/4 km salgono regolari con qualche tratto, dove si può respirare, per poi impennarsi nei 3/4 km centrali, per fortuna negli ultimi 3 km le pendenze diminuiscono, fino ad arrivare alla Casera Budui Madean. La salita è molto bella, per la maggior parte immersa in una faggeta che in questo

Prime rampe del Madean. Quello in maglietta arancione è Matteo

periodo offre colori stupendi, verso la fine della salita (arriviamo a oltre 1200 m.) l’ambiente è più aspro, ma la vista sulla pianura è qualcosa di eccezionale, se fosse stato più limpido si sarebbe potuto vedere la laguna. Intanto durante la salita un improvviso mal di schiena mi ha costretto a mettere piede a terra 2 volte, l’avevo detto che la giornata sarebbe stata dura.

Arrivato sul piazzale di Pianezze, trovo Matteo che si sta vestendo per paura di prendere freddo (quale?), decidiamo di andare direttamente giù a dove poi mangiare qualcosa, verso metà discesa io e il Presidente ci fermiamo ad aspettare Matteo, ed espletare qualche bisognino, giunti a Valdobbiadene qualcuno si toglie il “cappotto” qualcun altro mangia. Ci accordiamo sulla strada del ritorno, l’ora avanzata e il vento forte, che già avevamo trovato alla mattina, consigliano di risalire fino a Combai scendere a Follina, proseguire per Solighetto, quindi Refrontolo, S. Pietro, Coste e Conegliano. Detto della condizione di giornata purtroppo non riesco a esprimermi al meglio, decido quindi di tenere un’andatura regolare, dopo Follina mi azzardo a dare un cambio al Presidente, salvo poi pagarlo nel momento in cui è andato davanti a tirare Matteo (troppo forte). Il resto è stato pura sofferenza, allenamento anche questo per quando sarò in percorsi dove la testa dovrà fare la differenza.

Gabry al Gpm di Casere Budui mt. 1218

Ringrazio il Presidente che mi ha convinto a continuare il giro, questa è l’importanza di uscire con compagni che ti spronano a dare il 100%, fossi stato solo non avrei sicuramente fatto questo giro.

Ringrazio Matteo per aver avuto pazienza nell’aspettarmi, so che la figlia gli tirerà le orecchie perché se nei suoi giri non fa almeno i 30 km/h di media diventa tempo perso.

Piccolo appunto: per fortuna che non facciamo la cronometro a Jesolo, se ci fosse Matteo ogni volta che tira uno di noi si staccherebbe, dovrebbe farla da solo.

Dati di giornata: km percorsi ca 95 con un dislivello di ca. 1750 m. in poco più di 4 ore  re un quarto di bici.  (Zg)

Altimetria 25.03.12